Le caratteristiche istologiche della arteriopatia ostruttiva periferica (AOP) nei diabetici non
differiscono sostanzialmene rispetto allarteriopatia della popolazione non diabetica: placche di
lipidi e altre sostanze restringono il lume del vaso
(
Figura 25).
Sono molto diverse invece le caratteristiche cliniche: nei diabetici l'arteriopatia è più frequente,
precoce, rapidamente progressiva, non risparmia le donne, anche in età fertile, colpisce ambedue le
gambe e interessa prevalentemente le arterie sotto il ginocchio.
Quest'ultima è la caratteristica più importante ai fini della cura: le arterie della gamba e del
piede sono di calibro più piccolo rispetto alle arterie della coscia, risulta quindi più difficile
intervenire terapeuticamente su di esse.
Inoltre nei diabetici le arterie sono molto spesso calcifiche, prevale la chiusura totale del vaso
(occlusione) rispetto alla chiusura parziale, cioè il restringimento (stenosi); occlusioni e stenosi
sono spesso multiple nella stessa arteria
(
Figura 26).
Una caratteristica tipica del diabetico è spesso la mancanza del sintomo più precoce dellarteriopatia
periferica: la "claudicatio".
La claudicatio è il dolore che insorge al polpaccio o alla coscia dopo un certo numero di passi.
Questo dolore dipende dal fatto che le arterie della gamba che ricevono meno sangue del necessario,
perché stenotiche o occluse, non riescono ad aumentare il flusso sanguigno necessario durante lo
sforzo del cammino.
Il numero si passi che si possono fare senza che insorga il dolore è estremamente variabile, può
ridursi a poche unità o superare le centinaia, e risulta strettamente legato alla gravità
dell'arteriopatia.
Lassenza di claudicatio esiste nel diabetico per la concomitante presenza di neuropatia sensitiva:
il dolore sarà smorzato o addirittura assente e il paziente non si accorgerà di avere unarteriopatia
alle gambe.
Questo significa che non sarà così semplice una diagnosi precoce non invasiva, col rischio che il
primo segno di unarteriopatia periferica sia unulcera che non guarisce o nei casi più gravi una
gangrena.
A livello internazionale i criteri diagnostici di ischemia critica cronica sono stati più volte
rielaborati in relazione alle nuove conoscenze ed ai nuovi studi.
I criteri più recenti sono quelli della TASC (TransAtlantic Inter-Society Consensus) pubblicata
nel gennaio 2000 i cui criteri diagnostici, esposti nella tabella seguente, corrispondono ampiamente
ai quadri clinici che si ritrovano nella pratica clinica quotidiana.
Tabella 1 - Criteri TASC di ischemia critica cronica
Noi, per la diagnosi, ricorriamo all'utilizzo di più metodi in contemporanea.
Innanzitutto deve essere valutata la presenza dei polsi periferici.
Lassenza del polso tibiale posteriore o pedidio
(
Figura 27)
impone il passaggio a metodi diagnostici più sofisticati.
Un metodo semplice è la determinazione della pressione a livello del malleolo: oggi esistono
strumenti Doppler portatili molto pratici che facilitano luso di questo metodo
(
Figura 28).
Se il rapporto tra la pressione alla caviglia e la pressione al braccio è inferiore a 0.9
(valore normale compreso tra 0.9 e 1.3), è molto probabile che esista unarteriopatia periferica
tanto più grave quanto più è basso il rapporto pressorio.
In questo caso è necessario eseguire un ecodoppler che evidenzia la presenza di stenosi o
occlusioni lungo tutto lasse dellarto inferiore
(
Figura 29).
Il parametro forse più importante è lossimetria transcutanea, che, in parole semplici, valuta
la quantità di ossigeno che arriva al piede
(
Figura 30).
In base al risultato di tutti questi esami viene presa la decisione se effettuare o meno
unarteriografia, come descritto nel nostro protocollo riportato nella tabella seguente.
Tabella 2 - Protocollo diagnostico-terapeutico di arteriopatia periferica
In presenza di unarteriopatia occlusiva periferica lunica terapia veramente efficace è la
rivascolarizzazione, cioè ripristinare un flusso di sangue al piede, che può essere ottenuto
con angioplastica o con by-pass.
Quando effettuare una rivascolarizzazione ?
Questo è un punto critico perché può prestare il fianco a un eccesso di indicazione ma
soprattutto a una mancanza di indicazione.
Nel nostro Centro le indicazioni sono molto precise: in caso di claudicatio con buon intervallo
libero di marcia, sicuramente se superiore ai 200 metri, preferiamo curare il paziente dando
indicazione ad aumentare lesercizio fisico, a smettere di fumare se in uso, a utilizzare farmaci
antiaggreganti e antidislipidemici e a programmare un controllo ambulatoriale intenso.
Se invece sono presenti:
- dolore a riposo
- ulcera o gangrena
- claudicatio <50 m
diamo indicazione alla rivascolarizzazione, iniziando con langioplastica (PTA : Percutaneous
Transluminal Angioplasty) che viene effettuata nello stesso momento dellarteriografia.
Langioplastica
(
Figura 31
-
Filmato "Angioplastica (PTA)")
è del tutto simile concettualmente allangioplastica cardiaca: si studia con larteriografia lesatta
localizzazione delle stenosi e delle occlusioni e, nel nostro Centro, si esegue contemporaneamente allo studio
angiografico la dilatazione con palloncino delle placche ostruenti.
Questa procedura, che non richiede anestesia generale e non è dolorosa, risulta molto efficace sul
dolore ischemico e sulla possibilità di guarire lulcera ma soprattutto permette la guarigione
della ferita nel caso si renda comunque necessario un intervento chirurgico sul piede.
Le complicazioni sono meno frequenti e importanti rispetto a procedure chirurgiche che necessitano
di anestesia.
Tuttavia anche langioplastica è una "terapia interventistica" che può dare luogo a complicanze;
nella tabella seguente sono riportate le complicanze che si sono avute in 993 pazienti sottoposti
a questa procedura nel periodo 1999-2003.
Tabella 3 - Complicazioni e trattamento in 993 soggetti sottoposti a PTA